blog · Counseling e Metodo Sielan

Come tornare dalla tua parte: ritrovare fiducia in te

Ritrovare fiducia non richiede di eliminare il dubbio: vuol dire tornare a considerare la propria esperienza, distinguere fatti e interpretazioni e costruire scelte verificabili.

Ascolta l'articoloLa voce viene generata dal tuo dispositivo. Nessun file audio viene scaricato dal sito.

Ci sono momenti in cui continui a fare ciò che serve, ma nelle decisioni quotidiane ti accorgi che correggerti è diventato più immediato che ascoltarti. Tornare dalla propria parte non vuol dire darsi sempre ragione: vuol dire ricostruire un'alleanza abbastanza solida da poter vedere ciò che senti, ciò che accade e ciò che scegli senza metterti automaticamente contro di te.

Stare dalla propria parte non vuol dire darsi sempre ragione

L'espressione può sembrare un invito a seguire ogni impulso. Non è questo. Posso essere dalla mia parte e accorgermi di aver sbagliato, cambiare idea, chiedere scusa o riconoscere che una mia reazione ha ferito qualcuno.

L'alleanza con sé riguarda piuttosto il modo in cui resto presente mentre guardo ciò che è successo. Se ogni errore diventa la prova che «non posso fidarmi di me», l'osservazione si trasforma rapidamente in condanna. Se invece riesco a distinguere il comportamento dalla mia identità, posso assumermi responsabilità senza ridurmi a quell'errore.

Essere dalla propria parte vuol dire guardarsi con onestà senza diventare il proprio avversario interiore.

Come si perde l'alleanza con sé

Non esiste una causa unica. A volte il movimento appare nelle relazioni: dici sì mentre avresti bisogno di tempo, minimizzi qualcosa che ti ha fatto male, cerchi conferme prima di ascoltare la tua posizione. Altre volte compare nel rapporto con le aspettative: ogni esitazione sembra incompetenza, ogni limite una mancanza.

Questi comportamenti possono avere storie diverse. Alcuni sono adattamenti appresi, altri risposte a una situazione attuale, altri ancora semplici abitudini consolidate. Non è necessario attribuire automaticamente tutto all'infanzia o a una ferita nascosta. Prima viene l'osservazione di ciò che accade oggi.

È importante anche non usare il lavoro interiore per cancellare la realtà della relazione. Se qualcuno svaluta, manipola, minaccia o oltrepassa ripetutamente un confine, la domanda non è soltanto «perché mi attiva?». Anche il comportamento dell'altra persona deve essere guardato per ciò che è.

Mani appoggiate sul petto durante un momento di ascolto e respiro
Fermarsi può creare qualche secondo in più tra ciò che accade e la risposta. Non serve a produrre automaticamente calma o chiarezza.

Fiducia: non certezza, ma possibilità di verificarsi

Fidarsi di sé non richiede di sapere sempre cosa fare. Una fiducia più realistica contiene anche il dubbio: posso non avere una risposta immediata e continuare a riconoscere valore alla mia esperienza.

La fiducia cresce anche attraverso verifiche concrete. Prendo una decisione piccola, osservo cosa produce, correggo la rotta. Dico un no e vedo cosa succede. Chiedo tempo invece di rispondere subito. Riconosco un bisogno e valuto se può essere soddisfatto e in quale modo. In questo senso l'autonomia non è isolamento: comprende anche la capacità di chiedere informazioni, confronto o aiuto quando servono.

Il concetto di fiducia comprende anche una dimensione rivolta verso di sé. Per un riferimento italiano puoi leggere Treccani, Fiducia — Enciclopedia delle scienze sociali.

Il corpo come informazione, non come verdetto

Nel lavoro fenomenologico il corpo è una porta importante perché rende osservabile l'esperienza presente: tensione alla mandibola, respiro corto, calore, peso allo stomaco, desiderio di allontanarsi. Ma una sensazione non dimostra da sola che una scelta sia giusta o sbagliata.

La stessa tensione può accompagnare paura, rabbia, eccitazione, stanchezza o una situazione realmente poco sicura. Per questo preferisco una domanda più precisa di «che cosa mi sta dicendo il corpo?»:

Che cosa noto nel corpo, in quale situazione compare e che cosa succede se resto qualche istante con questa esperienza senza interpretarla subito?

Anche il respiro può essere un appoggio, non una formula. Se è confortevole, puoi lasciare che l'espirazione diventi un poco più lenta e osservare cosa cambia. Se una pratica respiratoria aumenta disagio o vertigini, non è necessario insistere.

Donna seduta in un momento di ascolto del corpo
Ascoltare non vuol dire obbedire a ogni sensazione: vuol dire includerla tra le informazioni disponibili.

Dal momento concreto alla scelta: MIPI

Nel Metodo Sielan uso MIPI per non fermarmi alla spiegazione generale e riportare l'attenzione a una scena precisa.

Manifestazione. Che cosa è successo, osservabile? Quali parole, gesti o fatti posso descrivere senza aggiungere subito interpretazioni?

Identificazione. Che cosa noto in me: emozione, sensazione, impulso, bisogno, pensiero?

Programma interiore. Quale significato si attiva? «Se dico no deluderò tutti», «devo avere ogni certezza prima di scegliere», «se l'altro è distante ho fatto qualcosa di sbagliato».

Integrazione. Tenendo insieme fatto, esperienza e contesto, quale risposta è possibile adesso? Non la risposta perfetta: quella abbastanza consapevole da poter essere scelta e poi verificata.

Il passaggio decisivo è qui: il programma interiore non viene trattato come una verità nascosta da scoprire, ma come un'ipotesi da riconoscere e confrontare con il presente.

Le quattro porte Sielan

Quando il tema è «tornare dalla mia parte», le quattro porte aiutano a non ridurre tutto al dialogo mentale.

  • Corpo: cosa noto fisicamente prima, durante e dopo una scelta?
  • Relazione: che cosa sta realmente accadendo tra me e l'altra persona? Dove mi adatto, dove chiedo, dove metto un confine?
  • Narrazione interiore: quali frasi trasformano un episodio in un giudizio su di me?
  • Simbolo: quale immagine, gesto creativo, sogno o linguaggio simbolico mi permette di vedere l'esperienza da un'altra prospettiva?

Non tutte le porte devono essere aperte insieme. A volte basta accorgersi che una frase interna è diventata più assoluta dei fatti.

E il Jyotish?

Nel mio lavoro il Jyotish può entrare come una delle forme del simbolo. Una carta natale può offrire un linguaggio per esplorare temi come sensibilità, bisogno di riconoscimento, controllo, autonomia o relazione. Non può stabilire da sola perché una persona abbia perso fiducia in sé, né diagnosticare uno schema psicologico.

Anche quando considero la Luna come significatore di manas, o osservo Saturno, Rahu, Ketu e le case relazionali, la lettura richiede l'insieme della carta e resta distinta dall'osservazione psicologica. Il simbolo può aprire domande; non sostituisce i fatti della vita presente.

Una pratica: dalla frase automatica a un gesto verificabile

Scegli una scena recente in cui hai sentito di esserti messa contro di te. Non cercare l'episodio più doloroso: ne basta uno quotidiano.

  1. Scrivi il fatto in due o tre righe, evitando parole come «sempre», «mai», «ovviamente».
  2. Completa: «In quel momento ho notato…» e descrivi sensazioni, emozioni e impulso.
  3. Completa: «La frase che mi sono detta è stata…».
  4. Chiediti: «Quale parte di questa frase è un fatto e quale è una conclusione?»
  5. Scegli un gesto piccolo e osservabile: chiedere tempo, fare una domanda, dire un no, correggere un errore, chiedere aiuto, riposare prima di decidere.

Dopo, non domandarti soltanto se ti sei sentita meglio. Guarda cosa è realmente cambiato nella situazione e nella relazione. È così che la fiducia smette di essere un'affermazione e diventa esperienza.

Se riconosci che il punto non è soltanto capire cosa fai, ma osservare come una risposta diventa automatica, puoi continuare con Perché capire uno schema non basta.

Elena Ovcharkina, fondatrice del progetto Sielan

Chi accompagna il percorso

Sono Elena Ovcharkina.

Sono educatrice, counselor gestaltica, arteterapeuta e astrologa vedica. Nel progetto Sielan accompagno le persone a osservare reazioni automatiche, schemi relazionali e modi abituali di proteggersi che, nel tempo, possono restringere lo spazio della scelta.

Integro ascolto del corpo, counseling gestaltico, linguaggi creativi e Jyotish. Il punto di partenza rimane l’esperienza concreta: che cosa accade, che cosa senti e quale risposta prende forma prima ancora che tu possa accorgertene.

C’è uno schema che continua a ripetersi?

Nel percorso individuale possiamo osservarlo a partire dalle situazioni reali che stai vivendo.

Scopri il percorso individuale →

Questo articolo contiene link di affiliazione. Se acquisti un prodotto attraverso questi link, riceverò una piccola commissione senza alcun costo aggiuntivo per te.

Torna in alto